La Cura in pedagogia clinica


La pedagogia clinica fa proprio il principio olistico secondo cui l’essere umano sia da considerarsi nella sua unicità psicofisica quale persona e non semplicemente “paziente” affetto da una “malattia”, portatore di “handicap” e “disabilità”. Ciò che interessa al pedagogista clinico è la storia di vita della persona colta nella sua concreta materialità educativa (Ragazzini, 1976; Barone, 1997; Mantegazza, 2001); la sua narrazione autobiografica, ossia l’insieme complesso degli eventi che hanno contrassegnato la sua storia di formazione personale quale modalità specifica di essere al mondo. Una storia che fa di ogni uomo un essere unico e irripetibile, con i suoi disagi e le sue difficoltà, un “testo” da leggere in tutta la sua complessità, “tra le cui righe” è possibile scorgere significati profondi e rendiconti della sua vita (Smorti, 1997). In tale ottica, la “malattia” non è circoscrivibile come entità oggettiva che dispone di un supporto materiale per manifestare i suoi sintomi ma è concepibile essa stessa come difficoltà soggettiva – sintomo e punta visibile di un disagio personale diffuso, di una deformazione esistenziale già in atto – la cui comparsa in specifiche parti o zone del corpo, a prescindere dall’esito finale, non è l’inizio di una sofferenza, ma solo l’inizio della sua fine: la manifestazione “esteriore”, lo stadio finale o la fase terminale di un lungo processo di gestazione del disagio esistenziale (Natoli, 1986). Il pedagogista clinico non cura né previene la malattia, non guarisce, né riabilita o rieduca il paziente, ma aiuta la persona nel processo di prevenzione, di contenimento e di miglioramento del suo stato di disagio e di difficoltà, educandola e sollecitandola a trovare da sé le risorse necessarie per destreggiarsi con padronanza e consapevolezza nelle più disparate situazioni della vita quotidiana. In quanto tale la pratica clinica in pedagogia assume un carattere prettamente educativo (dal lat. ex-ducere, “tirar fuori”, “far emergere”) e maieutico G. Pesci, 2009), in quanto l’obiettivo principale è di favorire in ogni persona, attraverso l’emergenza degli aspetti latenti della sua storia di formazione, l’estrinsecazione graduale delle sue disponibilità al cambiamento, delle sue abilità potenziali nascoste; tutte traducibili concretamente in nuovi costrutti comportamentali ed esistenziali che restituiscano una nuova immagine e una trasformazione affettiva di sé. La persona viene per così dire stimolata a “partorire” da sé le verità nascoste che sono da tempo depositate nel profondo della sua storia, in attesa di essere risvegliate, rivissute in maniera inedita e originale. Essa viene sollecitata a intraprendere in autonomia un percorso di ricerca costante del nucleo generativo profondo della sua storia di formazione e di “rinascita” (Massa, 1983). Mentre il medico e lo psicologo, con o senza l’aiuto di farmaci, lottano prevalentemente contro la “malattia” o il “disturbo”, il pedagogista clinico guarda oltre la “malattia”, al fine di attivare e rendere operativo l’enorme bagaglio di risorse e potenzialità latenti che la persona possiede (Pistillo, 2011). La pedagogia clinica pone al centro della relazione educativa la storia di vita della persona sofferente, nella convinzione che l’approccio clinico debba configurarsi come un’analisi in profondità della propria autobiografia che consenta, attraverso il racconto, il passaggio da ciò che è visibile, manifesto, superficiale, esteriore della sua storia autobiografica a ciò che è invece invisibile, nascosto, profondo e interiore; da un livello di a-stanza a uno di sub-stanza (dal lat. substanzia, “ciò che sta sotto”). In tal senso, l’approccio pedagogico clinico non analizza la malattia, piuttosto il “patimento” (pàthos) che, nella persona, si fa “discorso” (loghia) e racconto (Galimberti, 2008). Il pedagogista clinico letteralmente “si china”, “si flette ai piedi del letto” della persona sofferente per promuovere in essa l’attitudine all’autoanalisi e all’esplorazione delle (sub)stanze nascoste della sua storia di formazione (Massa, 1992; Riva, 2000). Si tratta di aiutarla a divenire autonoma nel processo di edificazione quotidiana si sé, attraverso la ricostruzione dei “mattoni interni” (dal lat. lateres) che costituiscono i “luoghi interiori” del proprio edificio autobiografico. L’azione clinica dovrà quindi essere rivolta a rilevare una dimensione “nascosta” (dal lat. lateo) e profonda della storia di vita della persona, da considerarsi come “rifugio” (latebra) (Franza 1992), come “luogo protetto a appartato”, che sta a latere rispetto a ciò che è osservabile dall’esterno. Una dimensione che sarà traducibile in termini di disponilità e di potenzialità latenti, conoscibili e attivabili. La pedagogia clinica, muovendosi in questa direzione, promuove la centralità e il protagonismo della persona nel percorso di aiuto indirizzandola verso una condizione di salute generale intesa a livello egosintonico, come equilibrio psicofisico, percepito come tale dalla persona che deve pertanto “sentirsi bene”. La persona non deve essere curata e guarita dallo specialista ma messa nella condizione di poter migliorare il proprio stato di salute generale grazie allo specialista; il quale non cura un paziente passivo ma educa e aiuta la persona a trovare attivamente da sé una soluzione alla propria condizione di disagio. Il percorso clinico deve pertanto articolarsi “su misura” della persona singola, attraverso la strutturazione di un intervento eclettico. poliedrico e spiralizzato che tenga conto delle diverse esigenze e delle priorità di chi si ha di fronte. L’obiettivo non sarà visitare il paziente al fine di curarne la patologia ma di promuovere nella persona, escludendo atteggiamenti invasivi, una progettualità verso la cura globale e autentica di sé. Quest’ultima verrà sollecitata a visitare e a entrare in se stessa, per conoscere aspetti nascosti della sua personalità, a ri-uscire rinnovata; in rielaborazione profonda degli aspetti nascosti della propria storia di vita. L’approccio clinico in pedagogia è rivolto alla Cura che la persona ha di sé, sollecitata a intraprendere un processo interminabile di autoconsocenza e di produzione di sé, al fine di scoprire e gestire contenuti profondi e inediti della propria esistenza (Foucault, 1981-82). Un’educazione che non si limita semplicemente a prendersi cura della persona in difficoltà – a istruirla a curarla da una malattia – ma punta alla Cura hominis: all’aver cura di essa in maniera autentica, avendo cura della cura che ogni essere umano saprà autonomamente avere di se stesso; l’obiettivo principale, in altri termini, consiste nell’aiutare la persona a muovere verso la Cura sui, verso la Cura di sé (Palmieri, 2000, Mortari, 2006). L’approccio pedagogico clinico, pertanto, non si concretizza in un percorso curativo di natura sanitaria – farmacologico, terapeutico o riabilitativo – ma come un aiuto alla persona, in cui l’intervento relativo a specifiche difficoltà, in sintonia con la visione greca antica, non figura isolato ma sempre contenuto entro la cornice teorico-pratica della Cura globale dell’essere umano. Da quanto detto finora, ben si comprende come la professione del pedagogista clinico si inserisca in rete con altri professionisti, in vista di una collaborazione paritetica e complementare (Talamucci, 2000). Molte esperienze di collaborazione dimostrano fattivamente come tale integrazione sinergica fra diverse professionalità sia realizzabile, nei settori più disparati, attraverso un un lavoro multidisciplinare d’équipe in grado di valorizzare le rispettive competenze; professionalità che non dovrebbero porsi più come opzioni esclusive, antitetiche e alternative, ma armonizzarsi e completarsi in vista di un comune obiettivo generale, quello di garantire prestazioni senz’altro più soddisfacenti nei servizi offerti alla persona (Pesci, 2005).

G. Pistillo, Il corpo in pedagogia clinica, Magi Edizioni, 2012. Roma


Dott.ssa Tatiana Ruaro

Informazioni su Dott.ssa Tatiana Ruaro

Dott.ssa Tatiana Ruaro Esperto nei Processi Educativi e Formativi Pedagogista, Pedagogista Clinico Iscritto ANPEC nr. 4443 Iscritto SINPE nr. 2342 Professionista disciplinato dalla Legge 4/2013