Disturbi di apprendimento o disturbi di insegnamento?


Ma l’apprendimento è facile o difficile? Prima di rispondere a questa domanda, scegli fra queste cose da imparare, qual è per te e secondo te, la più difficile?

  • Guidare l’automobile

  • Usare il computer

  • Imparare uno strumento musicale

  • Imparare una seconda lingua

  • Imparare a nuotare

La risposta a questa domanda, posta a degli studenti universitari, è stata: imparare una seconda lingua. Ma come? Ma se per un bambino è una cosa “facile”, tanto che, nel caso di genitori bilingue, ne impara anche una seconda …. Il bambino, infatti, nelle famiglie altoatesine, per citare un esempio, impara tutte e due le lingue senza distinzione. Ma allora perché è così difficile imparare una lingua straniera? Una risposta interessante è la seguente: perché non sappiamo COME si apprende una lingua, non ci viene SPIEGATO! Fai attenzione ai termini scritto in maiuscolo perché hanno un preciso significato. Ma allora come spieghiamo il fatto che un bambino di 6 anni incontra difficoltà negli apprendimenti se fino al giorno prima di entrare a scuola era considerato un bambino “normale”, curioso, ben predisposto agli apprendimenti? Come sosteneva Bruno Bettehleim: “…di un uomo basta che mi diate i primi 7 anni della sua vita…lì c’è tutto, il resto tenetevelo pure”. Un bambino inizia l’apprendimento istituzionale a 6 anni e allora come la mettiamo? Mi chiedo io… forse… e dico forse … la Scuola, per come la conosciamo noi, ha bisogno di profonde innovazioni. Ha bisogno di confrontarsi con i Principi dell’apprendimento. Ma per arrivare a sostenere questo, devo farti riflettere su alcune cose e spero tu riesca a seguire il mio ragionamento. Non perché sia difficile, ma perché spero di essere chiara e semplice nel trasmetterti queste informazioni. Finché non si da la giusta importanza e considerazione di ciò che avviene prima dell’ingresso alla Scuola Primaria e nello specifico, mi riferisco alla Famiglia, alla Scuola dell’Infanzia e agli Asili Nido, nei primi 4 anni di vita il cucciolo d’uomo ha uno sviluppo che non avrà per tutto il resto della sua vita, perché? Se osservi un bambino di questa età (0-6), noterai che il suo apprendimento avviene sempre senza SPIEGAZIONI… quelle stesse spiegazioni che l’insegnante inizierà a dargli dalla Scuola dell’Infanzia in poi!! Si usa ancora un metodo troppo precocemente cognitivo!! Ecco allora che i bambini iniziano ad incontrare le loro prime difficoltà di apprendimento perché si confrontano per la prima volta (Infanzia e Primaria) con strumenti diversi dalle loro senso-percezioni! Ricorda che tutti noi impariamo prima con l’esperienza e poi con le spiegazioni! Compito di un buon insegnante è quello di dare stimoli specifici affinché l’apprendimento avvenga naturalmente nel bambino. E ora mi dirai che sembra la scoperta dell’acqua calda, ma ti assicuro che il modello utilizzato nella maggior parte delle Scuole è proprio diverso, è cognitivo! Dai un’occhiata ai quaderni di tuo figlio, o dei tuoi alunni e noterai quante “SCHEDE” sono utilizzate per “SPIEGARE” e far apprendere ad esempio il significato dell’orientamento (DAVANTI, DIETRO, SOPRA, SOTTO, DENTRO, FUORI, DESTRA, SINISTRA) o per “SPIEGARE” il significato delle quantità, dei numeri, delle lettere, di tutto!! Un passo avanti può essere dato dal sostituire le “spiegazioni” con le “istruzioni” perché significa dire ad un bambino COSA e COME FARE una determinata cosa senza soffermarsi sulla spiegazione. E qui non vorrei abbattere l’autostima delle insegnanti, tuttavia devo ripetere un’affermazione di Giacomo Stella (psicologo cognitivista) e concordare con lui (e ci mancherebbe il contrario, vista l’autorità) quando dice che “uno dei problemi della Scuola è quello di pensare che siamo noi adulti che facciamo apprendere ai bambini, è un’illusione” Nella definizione di apprendimento c’è già la contraddizione di chi lavora con gli apprendimenti perché, e qui riporto una fra le tante definizioni trovate, si legge:

Apprendimento. Cambiamento che avviene in una persona come risultato dell’esperienza e della pratica che lasciano tracce emozionali e nelle connessioni neuronali e nelle strutture cerebrali. È necessario precisare e aggiungere un’ulteriore distinzione tra “apprendimenti naturali” e “apprendimenti scolastici”. Per i primi possiamo annoverare gli apprendimenti motorio, prassico, gnosico, del linguaggio e sociale. Essi si sviluppano spontaneamente, a condizione che sia avvenuta una maturazione biologica che abbia rispettato l’evoluzione, un buon equilibrio emotivo e continui stimoli ambientali adeguati e sufficienti. Gli apprendimenti scolastici, oltre alla maturazione biologica e ai fattori emotivo-motivazionali, occorrono degli stimoli specifici, che dovrebbero far parte della didattica pedagogica. Allora saranno possibili gli apprendimenti di compitazione, della lettura, dell’espressione scritta e del calcolo*.

Mi fermo qui per non “sforare” nel tecnicismo, tuttavia questo argomento è tutt’altro che semplice e affrontare le difficoltà di chi le incontra negli apprendimenti scolastici sta diventando, purtroppo, un lavoro quotidiano. Scrivo e sottolineo purtroppo perché se ci fossero più attenzioni pedagogiche, risparmieremmo tante frustrazioni ai bambini. L’apprendimento passa attraverso le reti neurali, predisposte al processamento degli stimoli ricevuti dall’esterno per mezzo delle senso-percezioni e dei feed back. Questo appena spiegato è un meccanismo innato dell’apprendimento. Per spiegarti ulteriormente posso dirti che l’Apprendimento è un processo “esperienza-dipendente”, cioè serve l’esperienza e la ripetizione dell’esperienza, senza tuttavia sforare nell’addestramento, cosa su cui noi pedagogisti clinici poniamo molta attenzione. Oggi se noti bene, sembra che a Scuola si facciano le corse, per non dire “gare”, per correre verso non si sa bene quale obiettivo o traguardo, a discapito della “ripetizione”. Si ripete pochissimo senza considerare che la ripetizione è la base dell’apprendimento, è un principio fondante! E poi se la ripetizione genera successo, tende ad essere riproposta, mentre, viceversa, se produce insuccesso, genera evitamento! “Non sono capace”, “Non capisco”, ecc. È chiaro che per far arrivare a tutti i bambini sia indispensabile che l’insegnante, all’interno di una classe, deve inserire più modelli di apprendimento! Ora se tu che leggi sei un’insegnante, posso solo immaginare la tua espressione e anticipare le tue obiezioni come ad esempio: “Sono da sola in una classe di 28 alunni! Bella la tua idea, ma difficilmente realizzabile…”, ecc. Ma allora se ti ho almeno in parte incuriosito e se pensi possa essere utile ed interessare anche per le persone che conosci., seguimi e condividi questo articolo.  (FINE PRIMA PARTE)

  • Guido Pesci, Marta Mani. Dizionario di Pedagogia Clinica, 2013, Edizioni Scientifiche ISFAR Firenze

Dott.ssa Tatiana Ruaro

Informazioni su Dott.ssa Tatiana Ruaro

Dott.ssa Tatiana Ruaro Esperto nei Processi Educativi e Formativi Pedagogista, Pedagogista Clinico Iscritto ANPEC nr. 4443 Iscritto SINPE nr. 2342 Professionista disciplinato dalla Legge 4/2013