DSA Legge 170/2010: didattica individualizzata e personalizzata


miurLa legge 170/2010 dispone che le istituzioni scolastiche garantiscano “l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico, che tengano conto anche di caratteristiche peculiari del soggetto, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate”.

La didattica individualizzata consiste nelle attività di recupero individuale che può svolgere l’alunno per potenziare determinate abilità o per acquisire specifiche competenze, anche nell’ambito delle strategie compensative e del metodo di studio; tali attività individualizzate possono essere realizzate nelle fasi di lavoro individuale in classe o in momenti a esse dedicati, secondo tutte le forme di flessibilità del lavoro scolastico consentite dalla normativa vigente.

La didattica personalizzata, invece, anche sulla base di quanto indicato nella Legge 53/2003 e nel Decreto legislativo 59/2004, calibra l’offerta didattica e le modalità relazionali, sulla specificità e unicità a livello personale dei bisogni educativi che caratterizzano gli alunni della classe, considerando le differenze individuali soprattutto sotto il profilo qualitativo; si può favorire così, l’accrescimento dei punti di forza di ciascuno, lo sviluppo consapevole delle sue “preferenze” e del suo talento. Nel rispetto degli obiettivi generali e specifici di apprendimento, la didattica personalizzata si sostanzia attraverso l’impegno di una varietà dio metodologie e strategie, tali da promuovere le potenzialità e il successo formativo in ogni alunno:

  • l’uso dei mediatori didattici (schemi, mappe concettuali, ecc.)
  • l’attenzione agli stili di apprendimento;
  • la calibrazione degli interventi sulla base dei livelli raggiunti, nell’ottica di promuovere un apprendimento significativo.

La sinergia fra didattica individualizzata e personalizzata determina dunque, per l’alunno e lo studente DSA, le condizioni più favorevoli per il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento.

 

APPROCCIO PEDAGOGICO CLINICO SUI DSA

Al termine “disturbo”, utilizzato più comunemente, la pedagogia clinica preferisce quello di “difficoltà” Come indicato nella G.U. n. 244 del 18/10/2010, per disturbi specifici di apprendimento si intendono la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia. Ma la Legge italiana (170/2010), nella sua applicazione, non tiene conto di ciò che ciascun allievo, per motivi maturazionali, familiari e sociali, possiede in termini di abilità, potenzialità e disponibilità diverse; egli si presenta con una propria individualità, un personale ritmo di crescita, differenziate intelligenze, carattere e temperamento, modi diversi di essere e di rappresentarsi. I criteri morbigeni impongono di sottoporre a test a bambini già a partire dalla scuola dell’infanzia per selezionarli e classificarli suscitando in loro l’intensa preoccupazione di non essere riconosciuti “competenti”; protagonisti e interpreti di paure e fantasie terrificanti, di essere definiti “dis”, “dis-ortografici”, “dis-lessici”, e divenire corpi separati, speciali, diversi, distinti. L’uguaglianza e le opportunità iniziali vengono così a essere ingannate e perciò sottolineate e accentuate le disuguaglianze. Una congiura in favore della selezione e dell’emarginazione, modellata sulla funzione di conservazione di modelli di comportamento e ideali conformistici evasivi, che fanno registrare una sostanziale perdita di funzioni socialmente e pedagogicamente significative. Si classificano i bambini senza studiare e approfondire le differenze che li caratterizzano, le diverse classi sociali, le differenti manifestazioni dell’affettività, le reazioni alle frustrazioni, le diverse immagini di sé, i linguaggi espressivi e la creatività. Lo sviluppo ha le sue leggi, i suoi tempi, i suoi cicli, le sue sproporzioni, le sue metamorfosi, i suoi diversi equilibri, le sue strutture, e la scuola che “etichetta” ha disperso il fondamento dell’educazione sociale, accordandosi con l’opinione che il bambino frenato e ostacolato negli apprendimenti è un malato e che l’aspetto terapeutico deve mantenere e dare la propria impronta su tutto il lavoro scolastico. Occorre giungere a una teoria e a una pratica educativa che non si basino su presupposti e definizioni puramente negative, ma siano sostanziate da compiti positivi; dare vita, a stimoli di compensazione infinitamente vari ed estremamente originali per lo sviluppo della creatività, a nuovi percorsi per altre vie, con altri mezzi, capaci di generare tendenze psichiche, desideri, fantasie e sogni. La scuola deve porsi un compito di creazione positiva, di realizzazione di forme di lavoro che rispondano alle esigenze di ciascun individuo.


Dott.ssa Tatiana Ruaro

Informazioni su Dott.ssa Tatiana Ruaro

Dott.ssa Tatiana Ruaro Esperto nei Processi Educativi e Formativi Pedagogista, Pedagogista Clinico Iscritto ANPEC nr. 4443 Iscritto SINPE nr. 2342 Professionista disciplinato dalla Legge 4/2013