É L’ORA DELLE PAGELLE

É L’ORA DELLE PAGELLE

28 gennaio 2019 Off Di dott.ssa Tatiana Ruaro

Ormai ci siamo, qualche giorno e mamma e papà avranno tra le mani le pagelle, come sarà andato il primo quadrimestre? Hai passato l’ultimo mese prima di Natale ad aiutare tuo figlio nello studio? Hai notato molte difficoltà e non sai come intervenire? Stai pensando a come porre rimedio, come poterlo aiutare e sostenere? Le insegnanti ti hanno già anticipato che le difficoltà sono oggettivamente da approfondire? Innanzitutto non farne un dramma e cerca di procedere per gradi senza falsi allarmismi. Se hai monitorato l’andamento scolastico di tuo figlio, non ci saranno grandi sorprese. Ora devi solo capire a che punto si trova del suo percorso di apprendimento e affrontare la situazione per offrirgli maggior comprensione e disponibilità senza inveire contro di lui o punirlo.

L’apprendimento è un Processo che vede le potenzialità della persona definirsi progressivamente in nuove capacità a risolvere problemi, a modificare in maniera definitiva le possibilità di trovare una soluzione conveniente per situazioni nuove.
L’apprendimento è un Processo talmente importante per la vita che fin da bambino spinge la persona ad un agire verso uno scopo ed un fine da raggiungere e quindi ad apprendere a stare seduto, ad alzarsi, a camminare, a parlare. In un bambino e in un ragazzo che frequenta la scuola e in cui l’apprendimento è spesso associato alla performance scolastica, le “insufficienze e inadeguatezze ad apprendere” sono numerose e spesso si presentano associate ad altre specifiche difficoltà.
Se il bambino/ragazzo compie uno sforzo per apprendere una cosa nuove e nonostante la fatica, non succede nulla e questo avviene ripetutamente, fa esperienza della frustrazione e non è pronto a sentirsi in questo stato: inadeguato, impacciato, insufficiente, per-la-prima volta sente che nonostante la sua voglia di imparare e nonostante gli sforzi e le ripetizioni, questi non portano ad un risultato. Per-la-prima volta la sua autostima viene minata e segnata, oppure se più grande, per l’ennesima volta fa esperienza di questa spiacevole sensazione. Come se non bastasse la sua motivazione interiore, quella che fino ad oggi lo ha spinto ad apprendere per mezzo del gioco un sacco di cose divertenti, affascinanti e curiose, non lo porta ad avere direttamente il controllo di ciò che gli accade. Gli adulti di riferimento di fronte alle difficoltà inizialmente sembrano accoglienti, provano a rispiegare, ma se nella mente del bambino non succede nulla, allora gli adulti si spazientiscono, a volte alzano la voce, a volte arriva un brutto voto (confermando ciò che il bambino sa già di non sapere). A chiunque non piace sentirsi in questo modo, a maggior ragione si deve apprendere anche questo nuovo stato emotivo, ma per le dinamiche descritte sopra, spesso un bambino, un allievo, uno studente, non ne vuole più sapere, non gli piace stare in quella situazione e quindi allontana più che può ciò o chi non lo fa sentire bene.  A volte capita che proprio il giorno della settimana in cui si presenta quell’insegnante tanto severa o quella materia tanto difficile, compaia un mal di pancia, un malessere, ecc. Ma questo se è tanto vero per le relazioni e non si fatica a capire la situazione riferita a situazioni spiacevoli, perché a volte risulta complicato riconoscerlo per l’apprendimento?
In una tale situazione diventa essenziale ripristinare anche un’alleanza tra scuola e famiglia laddove si sia creata tensione o difficoltà di dialoghi sereni e costruttivi.
L’approccio pedagogico in queste situazioni si rivela davvero costruttivo e “riparatore”, perché il professionista in pedagogia clinica® si rivolge alla globalità della persona proprio perché la pedagogia insegna che l’intervento “settoriale” sembra molto più ad un addestramento che ad un intervento educativo volto a conoscere e a migliorare la situazione. In uno studio di pedagogia non  si offrono “stampelle” ma strumenti per camminare da soli!
Con grande rispetto della persona, della sua attuale (e molto spesso “temporanea”) difficoltà, si conduce una verifica ed un’analisi delle Potenzialità, Abilità e Disponibilità ad apprendere e solo sulla base di ciò che emerge è possibile proporre un intervento educativo risolutivo e di appianamento delle difficoltà, così come laddove si presenti la necessità, il professionista non manca l’invio del bambino ad ulteriori approfondimenti.
Per mezzo di un progredito criterio di conoscenza della persona mi è possibile comprendere quale difficoltà incontra nell’apprendimento e soprattutto come intervenire per ripristinare un sano equilibrio.
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