IL CORREDO EDUCATIVO E DIDATTICO

IL CORREDO EDUCATIVO E DIDATTICO

18 dicembre 2018 Off Di dott.ssa Tatiana Ruaro

Il valore di un metodo educativo è dato dai risultati che si ottengono, dalla possibilità di sviluppare ogni aspetto della persona, dalla capacità che si offre a questa di esprimere i propri sentimenti, acquisire conoscenze e abilità, apprendere come imparare. Queste parole dovrebbero risuonare come un mantra nella mente di ogni educatore, insegnante e genitore.
Per poter affrontare gli apprendimenti della Scuola Primaria il bambino deve raggiungere dei livelli di padronanza nei processi cognitivi di base. Le ricerche ci dicono che queste abilità si raggiungono e maturano con tempi propri a ciascun individuo entro l’ottavo anno di età. Secondo la Pedagogia Clinica, cornice teorica di riferimento utilizzata per i miei interventi individuali in Studio, il bambino deve essere messo nella condizione migliore per poter maturare e sviluppare questi processi di base (quelli che chiamiamo comunemente pre-requisiti dell’apprendimento). Ci sono delle attività che più di altre sono incisive nel predisporre e favorire l’acquisizione delle competenze necessarie e per mezzo delle quali si può valutarne il livello di padronanza.
Inoltre utilizzando un approccio globale della persona in cui il concetto di apprendimento è legato ad una “funzione globale” in quanto richiede l’attivazione di meccanismi: motivazionali, affettivi, neuro-sensoriali, cognitivi e psichici, viene naturale stimolare ognuno di questi canali. Riconoscerne la valenza educativa e didattica significa rispettare il bambino ed il suo ritmo di crescita maturazionale, riconoscere la sua dis-maturità cerebrale. Ma a volte succede che uno o più di questi meccanismi non si attiva al meglio e il bambino curioso, interessato e naturalmente predisposto all’apprendimento si sente scoraggiato, per la prima volta fa esperienza che imparare è difficile, pensa di non essere capace e cede allo sconforto e al senso di fallimento. L’apprendimento ne è inficiato al punto di trasformarsi in difficoltà vera e propria. Qualcuno reagisce scappando dal “compito”, qualcun altro eccelle in qualcos’altro, oppure si sente talmente “inadeguato” che inizia a mal sopportare la scuola, la matematica, la maestra, tutte le situazioni che lo fanno stare male. É fondamentale quindi che ogni bambino, al termine della Scuola dell’Infanzia, abbia sviluppato alcune competenze di base che strutturano la sua crescita personale, come ben delineato dai campi di esperienza presenti nelle indicazioni nazionali per il curriculo della Scuola dell’Infanzia e del primo ciclo di istruzione, dove si sottolinea l’importanza della continuità verticale e quindi di un itinerario scolastico che deve essere progressivo e continuo.
Si nota sempre più spesso nei bambini che ingressano alla Scuola Primaria mancanza di preparazione nell’affrontare gli apprendimenti delle materie curriculari e talvolta nemmeno predisposti a un valido rapporto socio-affettivo. Si tratta di bambini che dimostrano disagi ad affrontare il ritmo della classe, insufficienti nelle abilità a causa di lacune nelle capacità percettivo-motorie e temporo-spaziali o soggetti con immaturità psicomotorie ed espressivo-verbali o con alterazioni nelle dinamiche psico-affettivo-relazionali. Alla fine di ovviare a insufficienze, difficoltà e svantaggi e a ogni forma di emarginazione sociale conseguente, è raccomandato offrire sollecitazioni esperienziali e maturazionali con linguaggi, intensità espressiva e chiarezza comunicativa per agire sulla prevenzione. Questo pensiero trova fondamento inoltre nella riflessione che oggi, bambini e ragazzi, incontrano difficoltà negli apprendimenti scolastici trasmessi con una didattica ad elevato orientamento nozionistico e verbale. La conseguenza è che molti tra loro riescono a trovare da soli le strategie per apprendere, altri annaspano e sono in difficoltà e altri ancora proprio non ce la fanno. Tralasciando i primi, quelli che ce la fanno da soli, le conseguenze sono un elevato grado di frustrazione legato all’esperienza negativa ed un cospicuo senso di fallimento e di insuccesso scolastico. Un ulteriore riflessione va fatta anche considerando le richieste dell’ambiente oltre che scolastico anche familiare. Il bambino fin dalla tenera età e dalle prime esperienze nell’apprendimento della lettura, della scrittura e di calcolo, percepisce intuitivamente che tutto il sistema (scuola-famiglia) è coinvolto dal suo successo e dal suo fallimento per cui questa esperienza emozionale, se negativa, avrà delle ripercussioni sul suo equilibrio energetico. La personalità profonda ha quindi una forte componente nella dinamica dell’apprendimento e lo sviluppo di comportamenti positivi (di fronte all’apprendimento) non può essere sottovalutato. E’ quindi fondamentale dotare il bambino dei mezzi funzionali indispensabili al successo scolastico. L’alunno per la pedagogia contemporanea passa da oggetto dell’insegnamento a soggetto di apprendimento, cioè da marginale diviene centrale. Quindi la didattica diviene funzione dell’apprendimento più che dell’insegnamento, deve cioè interessarsi ai meccanismi di acquisizione. Per realizzare questo obiettivo la pedagogia deve appoggiarsi alle neuroscienze per meglio analizzare le condizioni funzionali all’apprendimento e alla psicomotricità perché queste scienze sostengono ormai su evidence based che l’evoluzione delle funzioni psicomotorie e quella delle funzioni cognitive sono legate tra loro.
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Bibliografia
G. Pesci, A. Pesci. Pedagogia Clinica in classe. Magi Edizioni. 2006 Roma
G. Pesci, M. Mani. Scuola che cambia. Magi Edizioni. 2011 Roma