Perfino le mie ansie hanno l’ansia

Perfino le mie ansie hanno l’ansia

31 ottobre 2019 Off Di dott.ssa Tatiana Ruaro

Nel mio Studio di Pedagogia Clinica® negli ultimi tempi arrivano sempre più spesso bambini e ragazzi con un problema comune legato all’ansia scolastica. Se il problema è lo stesso, diverse sono invece le motivazioni e le cause che lo generano.

Innanzitutto che cos’è l’ansia?

L’ansia è  un’immagine anticipatoria e quindi non è legata ad un pericolo fisico e minaccioso come per l’emozione della paura, tuttavia per semplificare dirò che l’ansia è un’emozione simile alla paura.
E come tutte le emozioni ha una sua funzione precisa che si deve leggere positivamente, perché non esistono emozioni negative, ci stanno invece inviando un messaggio che noi dobbiamo aprire (riconoscere) e leggere (comprendere). Quindi la funzione dell’ansia legata allo studio dovrebbe attivare tutta una serie di azioni che permettono allo studente di essere un “bravo” studente, cioè affrontare serenamente e positivamente l’ambiente scolastico e lo studio individuale. Ma anche il bravo studente a volte vive un’ansia eccessiva proprio per mantenere questa condizione di “successo”. Così come il bambino ed il ragazzo che incontra una difficoltà negli apprendimenti vive una costante condizione di insuccesso che crea un’ansia dis-funzionale perché, come succede con l’emozione della paura, blocca il flusso delle informazioni, diminuisce le capacità attentive (attenzione) e mnestiche (memoria).
I pensieri che generano l’ansia sono moltissimi e generalmente sono accompagnati da un senso di frustrazione e dalla sensazione di non farcela:

– sentirsi un cattivo studente
– pensare di non essere in grado di superare una prova
– paura di non riuscire più a studiare bene per un elevato e più impegnativo carico di studio
– prendere un brutto voto e pensare che andrà sempre peggio
– non sentirsi all’altezza
– mettersi in paragone con i compagni e averne paura del giudizio
– paura di essere rimproverato sia a casa che a scuola

Queste paure non fanno altro che impegnare i pensieri sul senso di fallimento e di giudizio verso se stessi:

  • non sono capace
  • chissà cosa penseranno di me
  • sarò bocciato, ecc. ecc. ecc.
  • o al contrario devo studiare di più (andando incontro ad un impegno altamente deteriorante perché smisurato e stressante)

Questa situazione se non viene trasformata e ne viene invertita la rotta, crea una serie di pensieri e azioni che non faranno altro che confermare ciò che il bambino/ragazzo pensa di sé. Egli attiverà dei comportamenti inefficienti come un abbassamento della motivazione e dell’impegno scolastico sia a scuola che a casa.  A ciò molto probabilmente si aggiungeranno i suoi pregiudizi nei confronti dell’insegnante, della materia e della scuola in generale.
Da me a volte arrivano ragazzi che hanno già superato questi livelli e sono talmente in ansia che non vogliono più andare a scuola: per la paura del brutto voto, della presa in giro dei compagni, del carico elevato con cui affrontano lo studio, ecc. ecc. ecc.

Manca il senso della misura nello studio sia in eccesso che in difetto, nel senso che alcuni a casa  non si staccherebbero mai dai libri, ma poi non vanno a scuola per la pura di non essere ancora pronti; altri sono sfiduciati e hanno la motivazione sotto i piedi e non si impegnano più nello studio a casa e nell’apprendimento a scuola.

Come intervengo di solito?

Le situazioni sono sempre diverse e personali, quindi dopo una precisa e puntuale verifica delle Potenzialità,  Abilità e Disponibilità ad apprendere, individuo quali sono e da dove sono generate queste paure e redigo un intervento educativo in cui cerco di coinvolgere tutta la famiglia e la scuola.
Ma poniamo il caso ci sia una difficoltà di ansia scolastica legata alla paura di non fare bene, di non farcela perché ci sono dei comportamento disfunzionali e inefficienti verso il compito, lo studio, ecc. l’intervento “canonico” sarà mirato:

  • all’elaborazione di una visione di sé positiva
  • allo sviluppo della motivazione (che avrà ripercussioni positive sull’attenzione e la concentrazione)
  • e al trasferire un buon metodo e tecniche di studio (che avrà ripercussioni positive sulla fissazione in memoria e sull’autodisciplina)

Quello che oggi manca di più a bambini e ragazzi, se posso permettermi un primo bilancio dato dai diversi alunni e studenti che ho incontrato, è un percorso educativo in cui si valorizzino innanzitutto come persone e in quanto persone, un concetto che oggi è sempre più in conflitto con modelli sbagliati di una società fragile che sta puntando molto, troppo sulle cose facilmente raggiungibili, perdendo il valore della conquista e della fatica, della costruzione dell’essere prima che dell’apparire.
La competizione viene vissuta in modo aggressivo e non come spinta a fare, ad impegnarsi di più per se stessi, per essere delle persone migliori, preparate, per dare il proprio contributo; in altra analisi si potrebbe dire che si stanno svalutando risorse e talenti perché è più importante arrivare e non come arrivare, perdendo la dimensione della cooperazione e del bene comune,  per una più individualista ed effimera gara al chi è più bravo, più bello e più simpatico.
La Scuola e la Famiglia “perda tempo” invece a conoscere i propri ragazzi, entri in una relazione autentica con loro.
La relazione educativa richiede tempo e una marcia più lunga, oggi invece si cerca di arrivare sempre velocemente alla fine di ogni traguardo, si predilige la didattica all’aspetto educativo, dimenticando che se curiamo di più all’inizio quest’ultimo, poi si viaggerà meglio,  si affronteranno le difficoltà in un clima sereno e positivo che non in uno valutativo e severo.
Mi stupisco ancora quanto semplici azioni come sostenere un ascolto autentico ed empatico, permetta a bambini e ragazzi di abbassare l’ansia e generare apprendimento.

Accompagnare bambini e ragazzi nel loro percorso di crescita, implica sapersi mettere in relazione con loro, tradurne i pensieri e le emozioni, verbalizzando continuamente i loro processi di apprendimento. Solo così riusciamo noi adulti a comprendere le loro difficoltà.
Una facile obiezione che mi si potrebbe avanzare è che sia più semplice instaurare una relazione in un rapporto 1 a 1, mentre in classe questo clima sarebbe insostenibile.
La risposta per me invece risulta semplice perché significa cambiare un paradigma che la scuola ancora non riesce a mettere in pratica nonostante venga da anni divulgato e promosso da fonti più autorevoli della mia.

Contattami per avviare una PAD o una consulenza a Scuola o presso lo Studio di Pedagogia Clinica®

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